Reazioni:
Gli italiani, secondo Pino Soriero dell'Associazione Il Campo, hanno reagito positivamente dando prova di solidarietà; Il terremoto è capitato in una situazione economica disastrosa che rende difficile la ricostruzione, anche se, ha ricordato Alessandro Bianchi, è stato fatto osservare che in Italia le crisi economiche sono ricorrenti e non possono essere prese come scusante per non adottare le misure necessarie. Purtroppo, secondo Bianchi, siamo di fronte all'ennesimo deja-vu che in Italia si ripete ad ogni catastrofe Responsabilità:
Manca nel nostro paese una cultura della prevenzione e della sicurezza, come ha sottolineato Fulvio Landi nella sua introduzione. Francesco Ferrante, dell'esecutivo degli Ecologisti Democratici, ha evidenziato che bisogna mobilitare tutte le risorse, in parlamento e nella società per evitare che dal disastro si producano danni ancora più gravi.
Il sistema difficilmente consente di individuare e punire i responsabili, anche se bisogna evitare generalizzazioni. Da notare che l’ospedale è stato in parte costruito da Impregilo.
Secondo l'arch. Cucinella, un ulteriore problema è causato dagli enti pubblici che delegano alle imprese la progettazione che invece dovrebbe essere compito della autorità, impedendo in questo modo di individuare le responsabilità. Previsioni dei terremoti:
Il prof. Boschi ha fatto presente che allo stato attuale non sono possibili previsioni precise e attendibili sui tempi e luoghi dei terremoti. Tuttavia la mappatura sismica di cui si dispone consente di individuare con una certa precisione le località interessabili dai terremoti anche se non è ancora possibile prevedere i tempi. Peraltro, vista la frequenza e la intensità delle scosse verificatesi prima di quella che ha distrutto la città, forse si sarebbe potuto allertare in qualche modo le popolazioni. Distrozione:
Gli effetti distruttivi, ha fatto presente il prof. Barberi, sono stati molto superiori rispetto alla potenza del terremoto. Infatti il terremoto del 1980 in Irpinia e quello più recente dell’ Umbria hanno avuto una magnitudo superiore. Il numero elevato di vittime è dovuto anche al fatto che il terremoto ha coinvolto una città capoluogo di regione. A proposito dei danni si può ragionevolmente affermare che la casa dello studente e l’ospedale non dovevano crollare. Ora l’ospedale è stato dichiarato interamente agibile solo al 20% e per il 50% con alcuni lavori di sistemazione. E tuttavia la notte del disastro il crollo dell’edificio ha comportato lo spostamento dei feriti in altre strutture complicando enormemente i soccorsi. Infine la inagibilità del tribunale renderà difficile la amministrazione della giustizia per un lungo periodo. Classificazione:
La classificazione del paese in zone sismiche risale al dopo Irpinia e cioè all’inizio degli anni 80.
Prima di questo evento mancava una mappatura sismica. La normativa antisismica è stata sempre rinviata a motivo della eccessiva complicazione delle disposizioni lamentata dagli esperti anche se le norme sono in applicazione di direttive europee. Sistemazione degli edifici:
Secondo la stima fornita dal Prof. Barberi, rimettere a norma tutti gli edifici non in regola con le disposizioni antisismiche costerebbe attorno ai 200 miliardi di euro; peraltro fino a questo momento la mancata prevenzione ha determinato danni e costi per una ammontare pari a circa la metà. Secondo il parere degli autorevoli relatori, la cifra globale all'apparenza insostenibile va vista nell'ottica di medio periodo, garantendo anno per anno investimenti pubblici, impegnando lo Stato in una grande opera di sistemazione del patrimonio edilizio nazionale, privilegiando dapprima le aree più a rischio. Ciò, secondo Bianchi, avrebbe anche benefici effetti sull'economia e sul lavoro. Protezione Civile:
E’ convinzione diffusa che l’intervento della Protezione Civile sia stato alla altezza della situazione anche se da parte dei sindaci sono state segnalate alcune disfunzioni che tuttora permangono. Ricostruzione:
La tendopoli ospita migliaia di persone che non si possono permettere di alloggiare in un'altra abitazione, con gravissimi disagi umani e sociali. Il no alla soluzione provvisoria delle baracche è condivisibile anche se si assiste ad una accelerazione ai lavori che non appare opportuna. La ricostruzione va fatta nello stesso luogo senza andare alla ricerca di una newtown.
Francesco Ferrante degli Ecodem ha fatto osservare che 5000 casette costruite in fratta per 15 o 19 insediamenti senza alcuna pianificazione, produrranno aree urbane disastrate in spregio ad ogni progettazione, dove non si ricostruirà un tessuto urbano e sociale per gli aquilani; casette che non diventeranno mai le case per gli studenti, come qualcuno afferma.
A proposito delle strutture universitarie non va trascurato il rischio di un controproducente dualismo tra L’Aquila e Pescara, come ha evidenziato il prof. Properzi. In questo campo sarebbe opportuno un deciso intervento del Governatore della regione che fino a questo momento è mancato.
Stanziamenti:
Gli stanziamenti previsti per la ricostruzione dovranno essere molto consistenti. I 400 milioni stanziati per l’Anas interessano solo marginalmente la città. Per la prima volta non si prevede il rimborso del 100% a favore di chi ha perso la casa. A livello delle Unione Europea esiste un fondo di solidarietà per i terremoti pari a 500 milioni di euro che occorre saper utilizzare in modo proficuo.
Occupazione:
Circa 5000 posti del polo elettronico sono stato persi negli ultimi anni, mentre l’industria farmaceutica è rimasta sostanzialmente intatta.
Purtroppo, come hanno rilevato il prof. Properzi vicedirettore dell'Istituto Nazionale di Urbanistica e Michele Dau, direttore generale del CNEL, il terremoto è andato a incidere su una realtà territoriale già in crisi: dai dati presentati, l'Aquila, con 8000 studenti e 6000 residenti nel centro storico, viveva in sostanza dalla sola Università. E' dunque necessario ricostruire un tessuto produttivo e sociale, oltre che edilizio. Piano casa:
Come ha sottolineato l'arch. Zanchini, responsabile aree urbande di Legambiente, il piano casa è fondato sulla filosofia di deregulation cui si ispira la politica di questo governo e del suo Presidente del Consiglio.
La logica che ispira il piano casa è stata smontata dal terremoto. Non serve una deregulation ma più regole e invece si continua a costruire senza alcun criterio. Il piano casa va rivisto per adeguarlo alla emergenza terremoti. Nel piano manca qualsiasi riferimento al risparmio e la efficienza energetica, che invece, secondo Pierluigi Adami degli Ecologisti Democratici, dovrebbe ispirare tutte le politiche edilizie nazionali. Occorre inoltre ritornare ad una politica di pianificazione territoriale anche perché l’impianto di base della politica urbanistica resta sostanzialmente quello della legge del 1942 Tutti gli esperti sono stati concordi sulla necessità di cambiare la prospettiva attuale in base alla quale i piani regolatori regolano il ciclo edilizio e non l’urbanistica. Informazione:
L'informazione sulle prospettive del post terremoto tende a scomparire dal dibattito. Ferrante ha sottolineato che in questi drammatici frangenti intervengono poteri molto forti in grado di pilotare l'informazione, che possono poi condizionare la ricostruzione, affidata a grandi imprese che non sempre operano nell'interesse dei cittadini. L'immagine della televisione è solo ad effetto senza un vero dibattito in termini razionali. Berlusconi, monopolizzando gli spazi televisivi, dà l’idea di avere deciso tutto senza che l'opposizione possa far sentire la propria voce.
Il 29 aprile 2009 si è tenuto a Roma il convegno pubblico
"Il terremoto in Abruzzo: prima e dopo"
Organizzato dal Circolo dei Democratici, dal Circolo "Alex Langer" degli Ecologisti Democratici, dall'Associazione Il Campo e altre associazioni.
L'incontro, presieduto da ALESSANDRO BIANCHI (video intervento Bianchi), è stato introdotto da FULVIO LANDI, del Circolo dei Democratici (video intervento Landi), da PIERLUIGI ADAMI, degli Ecologisti Democratici e da GIUSEPPE SORIERO (video intervento Soriero), dell'Associazione Il Campo.

Sono poi intervenuti il prof. BOSCHI (video intervento Boschi), presidente dei sismologi italiani e il prof. BARBERI (video intervento Barberi), presidente vicario della Commissione Grandi Rischi e molti altri prestigiosi relatori, urbanisti, architetti, politici, tecnici, amministratori locali.
SINTESI DEI PRINCIPALI TEMI TRATTATI
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