Introduzione di Pierluigi Adami, coordinatore del circolo "Alex Langer" degli Ecologisti democratici di Roma.
Il libro di Fabio Levi ci consente di ripercorrere il cammino umano, politico e ideale di Alex Langer, soprattutto per mostrare la grande attualità del suo pensiero. Il fatto di essere qui in tanti dimostra quanto sia viva e presente l’eredità che ci ha lasciato. Noi come circolo intitolato a suo nome da subito abbiamo pensato di organizzare questa serata, e oggi finalmente ne abbiamo l’opportunità. Come ci disse Edo il giorno dell’inaugurazione, portare il nome di Alex ci carica di responsabilità, perché Alex non era uno qualsiasi, però ci dà anche quella marcia in più, perché le idee di Alex sull’ecologia, la pace, la giustizia sociale e la convivenza tra i popoli, sono idee che meritano di essere testimoniate con partecipazione sincera e attiva, e chi ci conosce sa che noi stiamo cercando di farlo. Il nostro circolo non è intitolato ad Alex solo per adesione alle sue idee. La nostra sede è al Tuscolano, a breve distanza da quel Liceo di periferia dove Alex lasciò i suoi insegnamenti negli anni settanta. Tra gli studenti c’ero anche io ed altri che sono qui in questa sala. Il nostro non era uno dei licei "buoni" del Centro, ma anche in questa che direi "questione meridionale romana" – le periferie sud-est ed est di Roma sono quelle a maggiore componente popolare – intravedo una precisa scelta di campo di Alex, ossia la volontà di essere proprio dove c’è più bisogno, che ha caratterizzato tutta la sua vita, e il suo coinvolgimento, la sua presenza, anche fisica, nelle terre jugoslave martoriate dalla guerra lo confermano. Di quegli anni ho un vivido ricordo della figura di Alex. Era molto rispettato dal movimento studentesco, perché tutti lo conoscevano come direttore di Lotta Continua, tuttavia non sempre veniva ascoltato. La sua attitudine al dialogo e al ragionamento, era merce rara a quel tempo, nei cosiddetti anni di piombo, durante i quali si dialogava attraverso gli slogan e al ragionamento spesso si preferiva l’azione, talvolta, purtroppo, drammaticamente brutale. Erano anni in cui Alex sfidava le ali dure, ma solo lui con la sua autorità se lo poteva permettere, impartendo agli studenti lezioni sulle evoluzioni moderate del marxismo, come il revisionismo di Bernstain o il socialismo riformista della Fabian Society. Proprio mentre l’accusa di “revisionista” era considerata la più infamante, e coinvolgeva tutti i militanti del PCI, incluso il segretario Berlinguer. D’altronde erano gli anni in cui dominava lo slogan leninista che lo Stato borghese non si cambia, si abbatte. Nonostante tutto Alex era presente e cercava, con ostinazione, di ascoltare e proporre, sentendo su di sé il peso di una responsabilità, che era quella di far vincere il movimento attraverso le idee e non con la violenza. Del senso di responsabilità di Alex parleranno sicuramente gli altri relatori, ai quali lascio subito la parola. Concludo con una riflessione e una speranza: alcune delle idee e delle utopie concrete di Alex stanno – tra ritardi e difficoltà – diventando finalmente patrimonio comune, e mi riferisco in particolare al tema ecologico, per molti anni guardato anche dalla sinistra con sufficienza; ci sono alcune luci che ci danno speranza, in questo mondo contemporaneo, come l’elezione di Obama, ma ancora troppe ombre, e per questo dobbiamo continuare la battaglia ideale di Alex – del quale certo ci manca lo spirito innovativo e quella forza trainante basata sulla ricchezza delle idee.